Il difficile per Giorgia arriva adesso non più giocare di rimessa ma attaccare

Il difficile per Giorgia arriva adesso non più giocare di rimessa ma attaccare

Il Quotidiano del Sud
Il difficile per Giorgia arriva adesso non più giocare di rimessa ma attaccare

Dopo l’esito delle elezioni europee per la premier Giorgia Meloni è tempo di cambiare tattica: non giocare di rimessa ma attaccare

L’esito delle elezioni europee sembra consegnarci un risultato chiaro e tutto sommato non destabilizzante. La “coalizione Ursula” riesce a mantenere la maggioranza e l’avanzata delle destre è stata significativa ma non ha determinato un rovesciamento della maggioranza, che da decenni governa il Vecchio Continente. Se rimaniamo sulla matematica, questo è indubbiamente il quadro che possiamo trarre; si potrebbe financo affermare tanto rumore per nulla. Nella realtà, un’analisi più puntuale dell’esito elettorale ci restituisce un quadro di grande complessità, Questo perché la politica si fa anche con i numeri, ma soprattutto con idee, valori e alleanze e, in questa prospettiva, le dinamiche per la nuova Commissione ma più in generale per il futuro dell’Europa sono decisamente più articolate.

Dobbiamo partire in primo luogo dal significato della bassa affluenza al voto che ha contraddistinto, in modo del tutto peculiare, la tornata elettorale in Italia: il (brutto) segno di una progressiva disaffezione rispetto all’Europa, che in realtà sarà sempre più protagonista del nostro futuro. Per via del nuovo Patto di Stabilità recentemente approvato, per i fondi che la Commissione ha destinato al nostro Paese nell’ambito del PNRR e per la gestione degli obiettivi ambientali che è ormai di quasi esclusiva competenza di Bruxelles. Sarà in secondo luogo tutt’altro che semplice la definizione della nuova governance dell’Unione, che, come noto, ha una architettura composita: Parlamento, Consiglio e Commissione.

GIORGIA MELONI DEVE PASSARE DAL GIOCARE DI RIMESSA A GIOCARE ALL’ATTACCO

Una architettura che vede la contemporanea presenza di eletti (in Parlamento) in questa tornata, di forze nazionali che sono il frutto di precedenti elezioni (Consiglio) e di commissari che devono beneficiare del consenso del Consiglio e del Parlamento. Già solo a pensarci, comprendiamo che l’alchimia per l’avvio di questa complessa macchina è tutt’altro che agevole. In questo caso, il vero fattore di complessità è che i due paesi leader a livello di Vecchio Continente escono dall’elezione con le ossa rotte. In Francia si va addirittura ad elezioni anticipate, in Germania la coalizione guidata da Sholtz è notevolmente indebolita. Viene dunque a mancare la guida che tradizionalmente ha orientato e/o fortemente influenzato le grandi decisioni comunitarie.

Tale scenario ha peraltro degli effetti non secondari anche sul nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha vinto le elezioni dal punto di vista del consenso ottenuto sia dal suo partito che dalla coalizione del Governo nazionale. Le implicazioni sono di natura internazionale e interna. Sul primo versante, occorre infatti considerare che la debolezza del ticket franco-tedesco unitamente al ruolo rilevante dell’Italia, in quanto Paese fondatore dell’UE, rendono impossibile per Giorgia Meloni giocare di rimessa; sarà in altre parole obbligata, in un gioco di specchi (dove si riflette la crisi di Parigi e Berlino), ad assumere un orientamento chiaro sui temi dell’Atlantismo, sulle drammatiche guerre in corso e questo potrebbe aprire dei fronti con gli altri partiti conservatori che fanno parte di ECR.

IL NODO DEI RAPPORTI CON LA LEGA IN EUROPA

A livello interno, a dispetto della matematica, tensioni potrebbero sorgere con la Lega la cui debolezza – frutto del non brillante esito elettorale – potrebbe indurre Salvini ad assumerne toni ancora più Euroscettici e anti-Ucraina, mettendo così in difficoltà la Meloni che per certi versi è obbligata ad assumere un atteggiamento dialogante con Bruxelles. Le prossime settimane saranno insomma molto delicate, assisteremo a continui stop and go e potrebbero realizzarsi fratture all’interno delle coalizioni: in particolare, quella dei popolari, che potrebbero non tutti accettare un avvicinamento con parte della destra (quella meloniana) e quella della destra, che potrebbe assumere posture diverse rispetto alla coalizione Ursula. Grande è la confusione sotto il cielo di Bruxelles.

Il Quotidiano del Sud.
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